“Lasciammo Palermo due anni dopo. Mio padre non potè mandare avanti l’attività industriale perché ogni qualvolta occorreva un pezzo di ricambio, la valvola di un magnete per esempio, bisognava rivolgersi al nord e fare venire quel che serviva con il Dakota, l’unico aereo che allora arrivava da Milano.
Non ebbe scelta. Ce ne andammo con le lacrime aglio occhi, perché avevamo vissuto bene ed avevamo conosciuto gente interessante ed amichevole.
Nessuno racconta la Palermo amena ed elegante che noi abbiamo conosciuto e che ci è rimasta nel cuore. E’ sorprendente che pochi sappiano. Quella Palermo è ricordata come una città devastata dalle miserie e dalla fame. Niente affatto. Non si ha nemmeno l’idea di che cosa fosse l’Europa in quegli anni.
Palermo era certamente molto più vivibile di qualsiasi altra capitale europea.
Ricordo anche i giochi nel cortile, perché non c’erano parchi dove si potesse andare.
Ma nei cortili si poteva giocare. Ricordo piazza Marina, dove abitavo, le persone validissime che lavoravano per mio padre ed il capo degli operai della fabbrica, Bartolo Alletto.
In quale altra capitale italiana c’era un’orchestra sinfonica in attività?
Mio padre portò Bartolo con se a Milano, poi lui dovette tornare per ragioni familiari.
A Milano non avrei avuto più luoghi in cui giocare.
Non c’erano i cortili ed era pericoloso stare in giro per via dei barboni e di tanta gente disperata.
I miei genitori mi fecero allora studiare in Inghilterra. Lasciammo una Sicilia molto competitiva sul piano delle opportunità, della vivibilità, della cultura, dell’ospitalità.
Palermo aveva tutto ciò che può interessare l’investitore, il turista colto, coloro che avevano buone idee per lavorare e produrre.
Fino al 1950 questa condizione fu una realtà, ma nessuno sembrò accorgersene.
Con il tempo la Sicilia e Palermo sono decadute.
Difficile da capire e difficile da giustificare.
I governi siciliani che si sono succeduti da allora ad oggi non hanno utilizzato le loro prerogative, la loro autonomia.
Non capisco come sia potuto accadere. Allora si sceglieva la Sicilia come oggi si sceglie la Toscana.
E’ stato distrutto un vantaggio che allora sembrava incolmabile, una competitività che avrebbe potuto significare ricchezza e benessere.
Avete lavorato con tenacia per distruggere tutto questo. Come ci siete riusciti?
I guai che avevano le atre capitali erano ben maggiori di Palermo.
E la Sicilia aveva ed ha risorse naturali straordinarie, è una terra privilegiata d’accoglienza, del turismo culturale.
Penso che abbiate fatto grandi sforzi per impedire che tutto questo vi offrisse un vantaggio.
C’è voluta una gestione estremamente negativa delle risorse per raggiungere questo risultato.
L’incuria delle autorità pubbliche è stata incommensurabile.”
Edward Luttwak