Spazio critico e d'impegno individuale nel mondo d'oggi.

Dall'aeroporto di Milano Linate, dove ero arrivato alle 8.10 del mattino, non vi erano, in serata, voli per il ritorno a Palermo.
L’azienda per cui lavoro mi aveva allora prenotato un posto nel volo delle 21.10 da Milano Malpensa.
Alle 17.20 ho dunque preso, in compagnia di una collega, il bus che da Milano Centrale porta a Malpensa. Non avrei mai immaginato di arrivare in aeroporto solo alle 19.00 ma, del resto, non immaginavo neppure che il famigerato aeroporto di Milano Malpensa, nonostante il nome, si trovasse in provincia di Varese (ed in prossimità del confine piemontese) e non a Milano.
E' come se da noi si parlasse dell'aeroporto Palermo Fontanarossa. Definendo dunque palermitano un aeroporto che in realtà si trova a Catania e che è dunque più vicino alla Calabria che a Palermo. Roba da matti, a pensarci bene.
Ieri sera ho dunque messo piede, per la prima volta, nel più grande ed importante aeroporto nazionale.
Come tutti, ne avevo molto sentito parlare (e quasi sempre in negativo) ma l'esperinza diretta è sempre tutta un'altra cosa.
L'aeroporto in se, a parte le dimensioni abnormi, non è nulla di speciale.
Dal punto di vista architettonico, anzi, lascia molto a desiderare.
La pavimentazione interna può essere senza dubbio definita col termine palermitano di "gargio", di cattivo gusto.
Il disimpegno tra i diversi spazi interni avviene attraverso stretti corridoi che sanno molto di ambiente ospedaliero. L'arredo e le rifiniture sono tutt'altro che eleganti. Nessuna espressione d'arte rallegra la permanenza dei viaggiatori. L'imbarco avviene con bus all'interno dei quali piove.
Purtroppo, viaggiando per motivi di lavoro, non avevo con me la mia reflex ed ho così mancato la fotografia ad un turista francese che stava sul bus con l'ombrello aperto. Peccato, sarebbe stata sicuramente carina la foto.
Il volo era stato chiamato con puntualità e tutto lasciava dunque sperare in un corretto arrivo a Palermo alle 22.50. Nessuno dei passeggeri, trovandosi sul mezzo già alle 20.50, immaginava che il decollo sarebbe invece avvenuto solo alle 22 a causa della caoticità del suddetto aeroporto dove non si riusciva a trovare il nostro aereo.
Ho alle spalle un'ottantina di voli ed ho dunque visto di tutto ma mai mi era capitato di ritrovarmi a girare con il bus, che conduce dalla sala d'imbarco all'aereo, per un aeroporto (per 35 minuti) senza che si riuscisse a trovare l'aereo.
Un'esperienza surreale che mi ha invece "regalato“ Malpensa.
Il bus si è trovato a girare e rigirare, rischiando anche più volte la collisione con altri aerei in movimento verso le piste, senza riuscire a localizzare il nostro. Il tutto per ben 35 minuti.
Increduli, su di un mezzo all'interno del quale pioveva, noi poveri passeggeri indecisi tra il riso ed il pianto.
Quando finalmente l'aereo è stato localizzato e raggiunto, ci si è però tutti lasciati andare ad un fragoroso ed ironico applauso.
35 minuti di ritardo nella localizzazione dell'aereo hanno mandato all'aria la nostra finestra oraria di decollo ed una nuova attesa all'interno dell'aereo ha dunque attestato il nostro ritardo a circa 50 minuti.
Le pessime condizioni metreologiche non hanno poi consentito alcun recupero e l'atterraggio al "Falcone e Borsellino" è dunque avvenuto solo alle 23.45, giusto in tempo per incrociare all'aeroporto palermitano le facce sconsolate dei giocatori del MIlan appena battuti per 2-1 dalla squadra rosa-nero.
Piccola consolazione che basta però a ridare il sorriso a molti tra gli stanchi passeggeri di ritorno dall'aeroporto "milanese". [26 settembre 2007]

E' finita, per fortuna. L'ennesima domenica di follia si è conclusa. E' passata. Porta via con se un giovane, morto senza un motivo, e poi guerriglia urbana, violenza, odio, devastazione, dolore, paura ed ... irresponsabilità.
Si, l'irresponsabilità è proprio l'elemento dominanate di questa domenica folle. L'irresponsabilità è il trade d'union tra tante diversità (giovani, poliziotti, giornalisti, ultras, criminali, politici) che "finalmente" collaborano tutte insieme per il caos, che ottengono. Salvo poi lamentarsene e giocare al famoso scaricabarile.
Gabriele Sandri è morto domenica mattina, in un autogrill dell'A1, a causa del gesto irresponsabile d'un poliziotto che, osservata una rissa tra giovani, spara immotivatamente e lo uccide colpendolo al collo nel sedile posteriore dell'auto in cui si trova.
La notizia viene diffusa irresponsabilmente dai media bene o male come: "Poliziotto spara e uccide un tifoso della Lazio". Viene ad hoc creata la relazione "vittima-tifoso" che scatena poi l'apoteosi dell'irresponsabilità: "criminali" che cavalcano l'onda e causano invasioni di campo, sospensione di alcuni incontri, guerriglia urbana e assalto ad alcune caserme della Polizia.
E se la notizia la si fosse invece data parlando più opportunamente soltanto di Gabriele Sandri come cittadino piuttosto che come tifoso? Non si sarebbe probabilmente evitata la follia successiva? Se si fosse dato più peso al fatto che Gabriele era un DJ, ad esempio, piuttosto che al fatto che fosse un tifoso, non sarebbe stato più saggio?
Una segnalazione d'irresponsabilità, oltre al "Viminale" che ha gestito in modo pessimo la faccenda, la merità però anche Pier Ferdinando Casini (uno dei leader dell'opposizione) che oggi ha commentato quanto accaduto dicendo di non capire chi si accanisce contro il povero poliziotto, responsabile della morte di Gabriele Sandri, piuttosto che contro i responsabili della guerriglia urbana che ne è derivata. Casini sostiene (irresponsabilmente) il consolidarsi di due schieramenti ideologici: uno pro ed uno contro la Polizia. E questo, forse, andrebbe invece evitato, se si fosse più saggi e meno irresponsabili.