
photo: Foetidum et putridum © Rino Porrovecchio 2007
Lo speudo governo di Romano Prodi è caduto. Non credo ci sia da dispiacersene più di tanto, considerato che più che di un governo di sinistra si è trattato di un governo sinistro spesso ostaggio di forze come l’Udeur di Clemente Mastella o i verdi di Pecoraro Scanio, secondo il quale l’ambientalismo consiste nel non realizzare nulla (sono contrari alla TAV, al ponte sullo stretto di Messina, ai termo-valorizzatori e ad ogni tipo di intervento infrastrutturale e/o di modernizzazione) e lasciare che il Paese scivoli, da questo punto di vista, direttamente nel quarto mondo (il terzo, infatti, annovera ormai Paesi praticamente più progrediti del nostro).
Adesso c’è chi, sicuro di perdere eventuali elezioni immediate, vorrebbe si temporeggiasse con la scusa di fare quelle riforme (elettorale in primis) che non si è finora stati in grado di fare e chi, invece, per i motivi opposti, vorrebbe il voto immediato.
Entrambi, ignorando i problemi reali del Paese in via di estinzione (in Italia vivono sempre più extra-comunitari; le aziende italiane stanno finendo tutte in mano straniera: Telecom Italia agli spagnoli, l’Alitalia ai francesi e così via; i nostri migliori giovani laureati e specializzandi vivono ormai tutti oltralpe) mirano solo ai posti migliori per completare l’opera di saccheggio.
Di ritorno da Roma, giusto una settimana fa, in aereo mi son ritrovato in compagnia di buona parte dell’allegra brigata parlamentare siciliana i cui discorsi, che non ho potuto fare a meno di ascoltare durante l’imbarco, vertevano su tutto tranne che sui problemi del Paese e della gente. Ostentando borse in lussuosissima pelle ed abiti griffatissimi, oltre ad un’aria da “padreterno” o “mammasantissima”, si intrattenevano infatti in conversazioni che riguardavano solo ed esclusivamente strategie di voto e/o comportamento atte a portare un vantaggio a Pincopalla piuttosto che a Caio o Sempronio. Possibile –mi chiedevo allibito– che con un Paese in declino totale come il nostro (ormai siamo dietro persino alla Spagna ed alla Grecia) costoro discutano di argomenti tanto futili ed insignificanti? Possibile che la loro unica preoccupazione sia solo quella di studiare le mosse migliori per portare vantaggio a se stessi e ad una parte piuttosto che ad un’altra? Si, evidentemente si. Questa è l’unica miserevole preoccupazione della nostra attuale classe politica e dirigente e non era neppure necessario ascoltare i loro discorsi per rendersene conto, basta guardare le condizioni del nostro Paese, la disperazione dei tanti cittadini che ormai sono avviliti dai debiti e non riescono ad arrivare a fine mese, la mancanza totale di aspettative dei tanti giovani che vanno via altrove nonostante non vorrebbero, i tanti disoccupati che accettano di sopravvivere arrangiandosi e così via. Vergogna e tristezza sono gli unici sentimenti che provo. E rabbia. Tanta incommensurabile rabbia e voglia di ribellarmi.
Accanto a me, sulla navetta che ci conduceva all’aereo, c’era anche il direttore Giovanni Pepi (quasi irriconoscibile sotto una coppola blu scuro) al quale lancio uno sguardo attraverso il quale vorrei dirgli: “ma li sente parlare? Ma, non le viene la voglia di vomitare? Di vomitargli addosso tutto il ribrezzo che prova per loro?” Ammesso che lui, come me, lo provi. Probabilmente, invece, lui non prova i miei stessi sentimenti e la mia rabbia. A lui non interessa del Paese, come non interessa a loro. A lui non importa nulla della disperazione dei disoccupati e delle famiglie. A lui non “piange il cuore” nel vedere andar via altrove tanti validi giovani laureati che qui non riescono a trovare nulla di decente per “campare”. A me invece continua a piangere il cuore!